Gettare una molotov contro la porta di un carcere - senza danneggiare altro che cose - in una giornata in cui lo stato di eccezione imperava su Genova equivarrebbe al massacro di un bimbo di tre anni, questo è quello che si ricava dalle richieste del pubblico ministero al processo contro i noglobal a Genova.
Non penso che si debba premiare chi tira le molotov, come non penso che si dovrebbe demonizzare - dopo averla resa puro “macinato mediatico” - la sventurata madre dello sventuratissimo bimbo cognense.
Questo è lo stato della cosiddetta “democrazia”, della cosiddetta “legalità” in Italia. Lo stato di polizia mediatico e postmoderno in quelle che sono ormai “ademocrazie illiberali” ha superato il limite del totalitarismo novecentesco.
Mercenari privati - le nuove Squadre di Sicurezza del novello Behemoth millenario - terrorizzano, stuprano, bruciano, derubano e uccidono cittadini inermi e persino i loro “presunti” alleati che vestono le divise di un esercito da operetta, tragica.
“Macelleria messicana” fu la definizione data dal dirigente della polizia di stato per quello che aveva visto nella scuola di Genova. Che pena meriterebbero coloro che hanno proditoriamente, metodicamente torturato prigionieri inermi in simulacri di lager? Tuttavia, quand’anche fossero condannati con la massima severità per tutti i reati commessi, che ne sarebbe di loro una volta scontata la pena? Non rischierebbero di andare a ingrossare le fila di quei mercenari che ho appena citato - gonfi di odio e rancore contro le “zecche”( “zecche comuniste” è il termine con cui usualmente alcuni membri delle forze dell’ordine definiscono il generico manifestante noglobal/alternativo) che infestano il mondo.
Chi si vuol fare un’idea di quel che ci aspetta dovrebbe per esempio leggere qui cosa può accadere in Messico - vero e proprio banco di prova dell’efferatezza delle bande armate al servizio del fondamentalismo neoliberista.

Siamo sicuri che il pugno di ferro contro la microcriminalità non risulti alla lunga controproducente dal punto di vista della sicurezza, dando origine a metrocittadelle”museali” fortificate - giganteschi mall en plein air, gestiti da un coacervo di società miste, fior fiore dell’inefficienza del settore pubblico e della rapacità di quello privato - circondate da territori suburbani o extraurbani trasformati in una sorta di macchia per i nuovi briganti, punteggiata magari di paesi presidiati da vigilantes con il grilletto facile? Il progetto prevede forme repressive anche contro chi in altre forme esprime il disagio sociale, come writer o centri sociali, oppure lo subisce, come i tossicodipendenti poveri. Quale sarà la prossima mossa? Il divieto di libera circolazione in alcune zone del territorio nazionale - come nell’Unione Sovietica - per tutti, con deroghe solo a chi potrà dimostrare di avere una buona ragione - che ovviamente contribuisca alla crescita del PIL - di spostarsi, oppure magari una tassa di ingresso e/o di soggiorno in ogni città - non solo, come forse potrebbe anche essere giusto, per le auto - ma anche per i non residenti. E per gli altri alcune delle perle del perfetto (secondo alcuni studiosi) ma fascistissimo codice Rocco, ancora vigente: fogli di via, obbligo di firma, magari dopo un paio di notti e un bel po’ di sberle in qualche tranquilla camera di sicurezza.
Il Washington Post riferisce che, lo scorso 5 ottobre, alcuni degli ultimi ufficiali ancora in vita del servizio segreto militare statunitense - che diedero un contributo decisivo nella lotta contro il nazismo, raccogliendo informazioni essenziali dai prigionieri tedeschi catturati - dopo più di sessant’anni si sono ritrovati a Fort Hunt, luogo degli interrogatori, per ricevere un’onorificenza. Il dipartimento della difesa si aspettava che i reduci sostenessero la linea adottata dall’amministrazione Bush nella cosiddetta “War on Terror”; ma costoro ne hanno deluso le aspettative, reagendo con un impeto di risentimento
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