Prima sarkosizzare, poi sovietizzare, o infeudare. È questo il programma dei sindaci d’Italia?

10 10 2007

Siamo sicuri che il pugno di ferro contro la microcriminalità non risulti alla lunga controproducente dal punto di vista della sicurezza, dando origine a metrocittadelle”museali” fortificate - giganteschi mall en plein air, gestiti da un coacervo di società miste, fior fiore dell’inefficienza del settore pubblico e della rapacità di quello privato - circondate da territori suburbani o extraurbani trasformati in una sorta di macchia per i nuovi briganti, punteggiata magari di paesi presidiati da vigilantes con il grilletto facile? Il progetto prevede forme repressive anche contro chi in altre forme esprime il disagio sociale, come writer o centri sociali, oppure lo subisce, come i tossicodipendenti poveri. Quale sarà la prossima mossa? Il divieto di libera circolazione in alcune zone del territorio nazionale - come nell’Unione Sovietica - per tutti, con deroghe solo a chi potrà dimostrare di avere una buona ragione - che ovviamente contribuisca alla crescita del PIL - di spostarsi, oppure magari una tassa di ingresso e/o di soggiorno in ogni città - non solo, come forse potrebbe anche essere giusto, per le auto - ma anche per i non residenti. E per gli altri alcune delle perle del perfetto (secondo alcuni studiosi) ma fascistissimo codice Rocco, ancora vigente: fogli di via, obbligo di firma, magari dopo un paio di notti e un bel po’ di sberle in qualche tranquilla camera di sicurezza.

segue l’articolo del Manifesto che descrive nei dettagli il provvedimento

Sicurezza, vittoria dei sindaci-sceriffo
Il governo propone: più poteri sull’ordine pubblico ai primi cittadini che diventeranno «ufficiali di governo». E i prefetti liberi di espellere i rom. Entusiasmo bipartisan aspettando l’ok del consiglio dei ministri
Stefano Milani
Roma
Il Manifesto , 9 ottobre 2007, pag. 8

Felici e contenti i sindaci italiani all’uscita dal Viminale. Chiedevano maggiori poteri e maggiori strumenti per amministrare le loro città e maggiori poteri e maggiori strumenti avranno. Felici e contenti anche alcuni esponenti della destra e della Lega che non si aspettavano che si osasse tanto. Come felice e contento dev’essere anche Beppe Grillo. Non più di quattro giorni fa nel suo blog il suo ultimo anatema: «I rom sono una bomba a tempo. Va disinnescata. Una volta i confini della patria erano sacri, i politici li hanno sconsacrati». Eccolo accontentato. D’ora in poi il comico genovese troverà nel prefetto una mano amica. Amica verso di lui ma pesante verso tutti i cittadini comunitari che potranno essere, dal prefetto in persona, espulsi per reati che minano l’ordine pubblico.
Anche questo prevede il «pacchetto sicurezza» allo studio del governo e che sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri il prossimo venerdì. Ieri intanto il vice ministro dell’Interno, Marco Minniti, ne ha dato un piccolo assaggio incontrando alcuni esponenti dell’Anci (associazione dei comuni italiani). Da Veltroni a Domenici, da Cofferati alla Jervolino, da Chiamparino a Emiliani, tutti soddisfatti dell’incontro e della linea dura imposta dal Viminale.
Entrando nel dettaglio quello che si farà è mettere mano al comma tre dell’articolo 54 del testo unico degli enti locali. In poche parole i sindaci avranno maggiori funzioni in materia di decoro urbano e sicurezza. Sulle espulsioni era stato lo stesso ministro Amato, intervenendo lo scorso 25 settembre in Senato, a segnalare come, nel recepire una direttiva comunitaria, fosse stato commesso un errore «finendo con l’attribuire, di fatto, al solo ministro il potere di espulsione» dei comunitari. «Questo errore va corretto», aveva sottolineato il ministro dell’Interno. E la correzione è arrivata subito, al primo «tavolo» utile, trovando consensi quasi unanimi. L’unico che storce la bocca è il vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato di An, deluso dall’incontro di ieri e dai provvedimenti presi, ritenuti «troppo morbidi e non risolutivi». «Se si vuole rendere efficace per esempio il provvedimento di espulsione - è la ricetta del vice di Moratti - l’allontanamento deve essere coatto, con la pena dell’arresto per chi cerca di rientrare nel nostro Paese».
Entusiasti invece sia Veltroni sia Cofferati, perché entrambi sognavano misure di questo tipo. Per il sindaco di Roma era diventata quasi una priorità e da tempo andava dicendo a destra e manca che bisognava al più presto «risolvere la questione dei rom». E ora che vede la «soluzione» lì ad un passo si augura solo che «diventi legge il più presto possibile con il concorso di tutte le forze del parlamento». Per non parlare del suo collega di Bologna che della lotta all’immigrazione ne ha fatto un suo manifesto di governo. Sindaco antesignano delle politiche anti-immigrazioni, i suoi numerosi sgomberi di cittadini romeni (e non solo) sono sempre stati un vanto della sua amministrazione e dopo anni di appelli inascoltati, ora il governo amico corre in suo aiuto. Dotandolo anche di «strumenti di lavoro» efficaci, come la possibilità di accedere personalmente alle banche dati del Viminale.
Sembra dunque lampante che a vincere sia stata la linea dura dei cosiddetti sindaci-sceriffo. Lampante per tutti ma non per il primo cittadino di Firenze Leonardo Domenici, lo «sceriffo» del decreto contro i lavavetri. Nessuna stelletta sul petto, «si chiariscono solo meglio le competenze degli amministratori comunali - si difende - e non si configura una loro sfera autonoma slegata dalle forze dell’ordine».
Nell’attuale articolo 54 si parla soltanto di «gravi pericoli che minacciano l’incolumità», una volta approntate le modifiche vigerà il principio di «sicurezza urbana dei cittadini e di gravi pericoli che arrecano pregiudizio al decoro urbano». Un dettaglio non da poco. I primi a subirne le conseguenze saranno i writers: per chi disegna sui muri, infatti, è prevista la procedibilità d’ufficio per i reati di danneggiamento. Il «pacchetto» comprende anche un bel giro di vite su chi fa uso di sostanze stupefacenti, e in particolare svolgendo un servizio pubblico. Più sicurezza sulle strade con l’aumento del numero delle forze dell’ordine a presidio delle città. Allo studio del Viminale anche norme sulla certezza della pena. L’obiettivo è rendere obbligatorie le misure cautelari, in modo che chi ha commesso delitti gravi non torni facilmente in libertà. Si pensa ad un «doppio binario» per questi reati, così come avviene per i delitti di mafia. Da sciogliere resta il nodo di norme più severe nella lotta alla contraffazione, caldeggiato dal ministro Mastella. Mentre fuori, al momento, restano le norme anti prostituzione.
Adesso la palla passa ai tecnici del Viminale che dovranno limare il testo il più possibile per sottoporlo all’attenzione di Amato. Poi si attenderà il consiglio dei ministri di venerdì quando Cofferati & co. potranno dirsi ufficialmente felici e contenti.


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Una risposta a “Prima sarkosizzare, poi sovietizzare, o infeudare. È questo il programma dei sindaci d’Italia?”

15 10 2007
Partito Derivati « D a i w o j i m a (13:35:28) :

[...] e della finanza globalizzate, accorpando - per citarmi, scusate il narcisismo, come scrissi nel post sul pacchetto sicurezza - “il fior fiore dell’inefficienza del settore pubblico e della rapacità di quello [...]

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