Torino e il Piemonte strozzati dai “derivati”

15 10 2007

Fonte: Report

Gli “swap” fanno parte della famiglia dei derivati (la stessa dei derivati emessi sui mutui subprime che hanno messo in crisi le borse di mezzo mondo) e si chiamano così perché derivano il loro valore da variabili esterne. Sono strumenti finanziari complessi e, potenzialmente, molto pericolosi. Per chi è abituato a maneggiarli c’è la prospettiva di profitti scandalosi, mentre per chi non li conosce c’è una grande probabilità di perdere tutto. In Italia circa 30 mila imprese private e 900 enti pubblici stanno rischiando centinaia di milioni di euro, che nel caso degli enti pubblici figurano però come perdite potenziali, non figurano nei bilanci, diventando quindi una sorta di debiti fantasma.

Con l’intensificarsi dei tagli imposti dalle ultime leggi finanziarie gli Enti pubblici hanno sempre più bisogno di soldi, che trovano facendo mutui e obbligazioni, di solito senza rendersi conto dei rischi che corrono e senza accorgersi dei costi impliciti nelle operazioni “swap”. Sistemati dalle banche con operazioni di finanza strutturata, i debiti vengono dilazionati e gonfiati inguaiando le ignare future amministrazioni e gravando sempre di più sui contribuenti. Gli amministratori sono convinti che i “mark to market” negativi siano dei debiti potenziali e non si rendono conto che quando si verifica questa condizione dovranno essere restituiti nel corso degli anni.

Uno degli attuali ministri della Repubblica conosce bene la questione per aver lavorato dal 2001 al 2006 come consulente per JP Morgan, una delle banche internazionali che facevano sottoscrivere derivati proprio agli enti locali.

“… consulente in linea generale, cioè io non ho seguito singole operazioni perché non l’ho voluto mai fare. Generalmente la mia attività è stata quella un po’ di far capire il sistema pubblico a una grande banca internazionale che quindi ha una scarsa conoscenza dei meccanismi dei bilanci regionali locali e quando mi è capitato anche segnalare agli amministratori quali erano le implicazioni di questi strumenti.”

Mentre le amministratozioni non si son bene resi conto del richio che stavano correndo, la consulenza è stata probabilmente di una qualche utilità dal momento che JP Morgan ha posto in essere un’operazione molto redditizia con il comune di Torino che al momento sta perdendo 14 milioni di euro. I derivati sono diventati la valvola di ossigeno degli Enti locali per cui si è lasciata la corda lunga, e molti se la sono attorcigliata al collo, con la scusa di dare una risistemata al mutuo comunale.

Un passato assessore al Bilancio del comune di Torino ha assicurato un debito per finanziare le olimpiadi del 2006 acquistando derivati, che oggi perdono intorno ai 100 milioni di euro di mark to market negativo.

Dopo aver stipulato un contratto che ha fatto perdere al Comune 5 milioni di euro, l’assessore è stato promosso assessore al bilancio della Regione Piemonte, che ha recentemente sottoscritto tre derivati con Merril Lynch, Opi e Dexia. Alla giornalista di Report non è stato possibile parlarne con l’assessore. Per cercare di quantificare il guadagno le banche è stato commissionato un pricing cioè una valutazione alla sottoscrizione da un consulente finanziario indipendente che ha calcolato per ogni banca un ricavato di circa 17…17,5 milioni di euro, per un totale approssimativo di 52 milioni di euro. Tutti i costi sono impliciti e la commisione non è stata dichiarata

Secondo un’altra consulenza il profitto atteso si aggirerebbe per Merril Lynch intorno ai 20 milioni di euro, che aggiunti a quelli di Opi e Dexia porterebbe il tutto ad avvicinare i 60 milioni. Adesso si capisce perché gli Enti territoriali italiani visti da Londra sono diventati la gallina dalle uova d’oro.

Secondo Milena Gabanelli “Se le banche si aspettano di portare a casa sui 60 milioni di euro, vuol dire che qualcun altro ce li rimette, nello specifico la regione Piemonte, cioè dei contribuenti. Sarebbe stato opportuno mettere a confronto diverse banche per vedere chi praticava l’offerta migliore, magli enti che sono obbligati a fare le gare quando devono comprare le matite alle scuole, non lo sono quando ci sono in ballo milioni di euro. Però la regione potrebbe quanto meno verificare l’esattezza della stima e attivarsi per recuperarli. Perché un milione oggi, un milione domani c’è poi il rischio di fare la fine di Taranto che è fallito. E poi i soldi dell’Ici bisogna darli alle banche. Le stesse banche che hanno prestato soldi a Taranto poi gli hanno fatto fare i derivati, anche se il Comune di Taranto, era già da almeno dieci anni alla canna del gas”.

Stefania Rimini - autrice del reportage - è riuscita, in via ufficiosa a visionare i contratti della Regione Piemonte. ha fatto calcolare il pricing e ne risulta che i flussi di cassa tenderebbero a diventare sempre più negativi. Nei primi due anni ci saranno da pagare poco più di 3 milioni all’anno, ma nel 2034 la rata oltrepasserà i 70 milioni.

Il vantaggio vero per le amministrazioni pubbliche è stato quello di posticipare il debito oltre il periodo amministrativo di loro competenza, ma secondo Stefania Rimini “…il Piemonte ha fatto di più: è entrata in una scommessa sul fallimento dell’Italia, impegnandosi a pagare alle banche se l’Italia fallisce. Questa operazione, di suo moralmente azzardata, è costata secondo le nostre stime fino a 60 milioni di euro che sono i profitti attesi da Dexia, Opi, e Merril Lynch. A fare da intermediario i fratelli Pavesi con la Fincon. Società napoletana che fa fare derivati a mezza Italia ma dichiara fatturati di un milione e poco più. Mentre le giunte dicono di non aver mai sentito questo nome.”

Fonte: Report


Azioni

Informazione

Lascia un commento

Puoi usare questi tag : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>