Di Gogne e Macellerie…

23 10 2007

Gettare una molotov contro la porta di un carcere - senza danneggiare altro che cose - in una giornata in cui lo stato di eccezione imperava su Genova equivarrebbe al massacro di un bimbo di tre anni, questo è quello che si ricava dalle richieste del pubblico ministero al processo contro i noglobal a Genova.

Non penso che si debba premiare chi tira le molotov, come non penso che si dovrebbe demonizzare - dopo averla resa puro “macinato mediatico” - la sventurata madre dello sventuratissimo bimbo cognense.

Questo è lo stato della cosiddetta “democrazia”, della cosiddetta “legalità” in Italia. Lo stato di polizia mediatico e postmoderno in quelle che sono ormai “ademocrazie illiberali” ha superato il limite del totalitarismo novecentesco.

Mercenari privati - le nuove Squadre di Sicurezza del novello Behemoth millenario - terrorizzano, stuprano, bruciano, derubano e uccidono cittadini inermi e persino i loro “presunti” alleati che vestono le divise di un esercito da operetta, tragica.

“Macelleria messicana” fu la definizione data dal dirigente della polizia di stato per quello che aveva visto nella scuola di Genova. Che pena meriterebbero coloro che hanno proditoriamente, metodicamente torturato prigionieri inermi in simulacri di lager? Tuttavia, quand’anche fossero condannati con la massima severità per tutti i reati commessi, che ne sarebbe di loro una volta scontata la pena? Non rischierebbero di andare a ingrossare le fila di quei mercenari che ho appena citato - gonfi di odio e rancore contro le “zecche”( “zecche comuniste” è il termine con cui usualmente alcuni membri delle forze dell’ordine definiscono il generico manifestante noglobal/alternativo) che infestano il mondo.

Chi si vuol fare un’idea di quel che ci aspetta dovrebbe per esempio leggere qui cosa può accadere in Messico - vero e proprio banco di prova dell’efferatezza delle bande armate al servizio del fondamentalismo neoliberista.

Fonti: repubblica.it
gennarocarotenuto.it





Partito derivati

15 10 2007

Nel giorno del trionfo del nuovo partito, mi sembra d’uopo sottolineare - con riferimento al precedente post e alla puntata di ieri sera di Report - che Pd potrebbe essere l’acronimo di un’altra compagine , il Partito derivati. Un partito transpolitico, che va dalla sinistra radicale alla destra post fascista passando per i poteri più o meno forti dell’informazione e della finanza globalizzate, accorpando - per citarmi, scusate il narcisismo, come scrissi nel post sul pacchetto sicurezza - “il fior fiore dell’inefficienza del settore pubblico e della rapacità di quello privato”, senza voler affrontare la questione delle probabili ma solitamente poco dimostrabili collusioni con la criminalità organizzata, anch’essa ormai felicemente globalizzata.

Premettendo -a scanso di equivoci - che non mi interessa fare discorsi antipolitici, ma mi pare che questo sia un discorso ultrapolitico, la prima considerazione che mi viene da fare è che tutta questi amministratori incapaci- pare secondo Report che siano coinvolti 900 enti pubblici - se ne devono andare, non affanculo, ma semplicemente a fare altro perché o non sono in grado di gestire i loro più o meno magri bilanci e dunque devono essere licenziati per incompetenza, oppure sono in malafede - perché le loro azioni sono volte a favorire le banche che lucrano sui debiti della comunità - e allora devono essere non solo allontanati dalle loro mansioni ma anche pesantemente perseguiti, finanziariamente - direi - piuttosto che penalmente.





Torino e il Piemonte strozzati dai “derivati”

15 10 2007

Fonte: Report

Gli “swap” fanno parte della famiglia dei derivati (la stessa dei derivati emessi sui mutui subprime che hanno messo in crisi le borse di mezzo mondo) e si chiamano così perché derivano il loro valore da variabili esterne. Sono strumenti finanziari complessi e, potenzialmente, molto pericolosi. Per chi è abituato a maneggiarli c’è la prospettiva di profitti scandalosi, mentre per chi non li conosce c’è una grande probabilità di perdere tutto. In Italia circa 30 mila imprese private e 900 enti pubblici stanno rischiando centinaia di milioni di euro, che nel caso degli enti pubblici figurano però come perdite potenziali, non figurano nei bilanci, diventando quindi una sorta di debiti fantasma.

Con l’intensificarsi dei tagli imposti dalle ultime leggi finanziarie gli Enti pubblici hanno sempre più bisogno di soldi, che trovano facendo mutui e obbligazioni, di solito senza rendersi conto dei rischi che corrono e senza accorgersi dei costi impliciti nelle operazioni “swap”. Sistemati dalle banche con operazioni di finanza strutturata, i debiti vengono dilazionati e gonfiati inguaiando le ignare future amministrazioni e gravando sempre di più sui contribuenti. Gli amministratori sono convinti che i “mark to market” negativi siano dei debiti potenziali e non si rendono conto che quando si verifica questa condizione dovranno essere restituiti nel corso degli anni. Leggi il seguito di questo post »





Cyberdem Family

15 10 2007




Prima sarkosizzare, poi sovietizzare, o infeudare. È questo il programma dei sindaci d’Italia?

10 10 2007

Siamo sicuri che il pugno di ferro contro la microcriminalità non risulti alla lunga controproducente dal punto di vista della sicurezza, dando origine a metrocittadelle”museali” fortificate - giganteschi mall en plein air, gestiti da un coacervo di società miste, fior fiore dell’inefficienza del settore pubblico e della rapacità di quello privato - circondate da territori suburbani o extraurbani trasformati in una sorta di macchia per i nuovi briganti, punteggiata magari di paesi presidiati da vigilantes con il grilletto facile? Il progetto prevede forme repressive anche contro chi in altre forme esprime il disagio sociale, come writer o centri sociali, oppure lo subisce, come i tossicodipendenti poveri. Quale sarà la prossima mossa? Il divieto di libera circolazione in alcune zone del territorio nazionale - come nell’Unione Sovietica - per tutti, con deroghe solo a chi potrà dimostrare di avere una buona ragione - che ovviamente contribuisca alla crescita del PIL - di spostarsi, oppure magari una tassa di ingresso e/o di soggiorno in ogni città - non solo, come forse potrebbe anche essere giusto, per le auto - ma anche per i non residenti. E per gli altri alcune delle perle del perfetto (secondo alcuni studiosi) ma fascistissimo codice Rocco, ancora vigente: fogli di via, obbligo di firma, magari dopo un paio di notti e un bel po’ di sberle in qualche tranquilla camera di sicurezza.

segue l’articolo del Manifesto che descrive nei dettagli il provvedimento

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Seppelliamo l’icona, ricordiamo l’uomo

9 10 2007

Ernesto “Che” Guevara
(Rosario, 14 giugno 1928 – La Higuera, 9 ottobre 1967)

Per fortuna Gennaro Carotenuto ci ricorda il ” ‘Che’ piccolino che tutti abbiamo dentro”.





“Non torturammo, noi”

8 10 2007

2colonnelliIl Washington Post riferisce che, lo scorso 5 ottobre, alcuni degli ultimi ufficiali ancora in vita del servizio segreto militare statunitense - che diedero un contributo decisivo nella lotta contro il nazismo, raccogliendo informazioni essenziali dai prigionieri tedeschi catturati - dopo più di sessant’anni si sono ritrovati a Fort Hunt, luogo degli interrogatori, per ricevere un’onorificenza. Il dipartimento della difesa si aspettava che i reduci sostenessero la linea adottata dall’amministrazione Bush nella cosiddetta “War on Terror”; ma costoro ne hanno deluso le aspettative, reagendo con un impeto di risentimento e indignazione. Citiamo dall’articolo:

Una decisa opposizione alle attuali tecniche interrogatorie adottate contro i prigionieri è stata la reazione quasi unanime nel corso della celebrazione sulle rive del fiume Potomac, vicino ad Alexandria, nello stato della Virginia. Bush, in collegamento dall’ufficio ovale, ha difeso i metodi di detenzione e di raccolta di informazioni adottati dalla sua amministrazione. Numerosi reduci, tutti pluriottantenni, hanno denunciato la controversa procedura. Uno di loro ha addirittura rifiutato gli onori che stavano per essergli attribuiti, facendo presente la propria opposizione alla guerra in Iraq e ai metodi impiegati a Guantanamo.

“Ho l’impressione che i militari vogliano usarci facendoci dire ‘abbiamo fatto azioni disgustose allora, quindi quello che fanno adesso va bene’ ” ha dichiarato Arno Mayer, ottantunenne professore di Storia Europea all’università di Princeton.

Quando Peter Weiss, ottantaduenne avvocato e attivista per i diritti civili novaiorchese, si è trovato sul palco, al momento di ricevere l’onorificenza, ha fatto questa dichiarazione: “Sono onoratissimo di essere qui, ma questo non significa affatto che io sostenga la guerra in corso” …

“Agimmo con una certa qual dose di rispetto e giustizia” ha detto John Gunther Dean, 81 anni, già membro del dipartimento di stato ed ex ambasciatore in Danimarca . “Gli interrogatori ebbero standard che sono ancora oggi motivo di orgoglio e onore per me… non ho mai alzato le mani contro alcuno” ha dichiarato George Frenkel, 87 anni. “Ottenemmo informazioni in una sorta di ‘guerra di cervelli’. Posso dire con orgoglio di non avere mai compromesso la mia umanità.”

Per quello che può valere chi scrive questo blog ha avuto occasione di parlare, parecchi anni fa, con alcuni ex prigionieri di guerra italiani detenuti sia in America che in Inghilterra. Mentre il regime dei campi inglesi mi fu descritto come durissimo, quello dei campi americani - in Texas o in Arizona, mi pare - era decisamente più umano.

Certo, credo che l’appartenenza alla stessa - presunta - etnicità biologica e il loro grado abbia senz’altro aiutato gli ufficiali tedeschi ad essere trattati umanamente; diciamo che probabilmente i prigionieri giapponesi - ricordiamo anche quelli presenti in territorio americano internati preventivamente, subito dopo lo scoppio della guerra - non se la passavano così bene.

Diciamo che quel che fa piacere è sentire questi arzilli - ci auguriamo per loro - vegliardi non tanto agitare slogan come quelli della “difesa del sacro suolo”, ma denunciare la barbarie della tortura in nome della democrazia.

Fonti:
Fort Hunt’s Quiet Men Break Silence on WWII
Usa, i reduci attaccano Bush e la Cia: «Noi non torturammo i prigionieri nazisti
‘We Do Not Torture’





Casta e/o blocco sociale?

6 10 2007

Dell’intervista integrale del sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro ai microfoni di Anno Zero di cui abbiamo inserito il filmato, mettiamo in evidenza - senza bisogno di qualsiasi chiacchiericcio moralistico alla moda né, tantomeno, di ulteriori commenti - poche frasi che dànno conto, in maniera tanto sintetica quanto acuta, della situazione calabrese attuale.

Senza voler prendere parte alla polemica in corso sulla legitttimità dell’azione investigativa di De Magistris vogliamo sottolineare come nel suo intervento - più da sociologo che da magistrato - emerga un’interessante analisi socio-antropologica applicabile non soltanto a quella particolare realtà locale, ma anche, mutatis mutandi, a consistenti settori - di certo non tutti in aree considerate “difficili” come quella sopra descritta - della vita politica ed economica italiana degli ultimi anni.

Ruotolo: Che differenza c’è con Tangentopoli?

De Magistris: … è molto diverso: io credo che il sistema principale di drenaggio del denaro sia quello delle società che vengono costituite, in particolare delle società miste pubblico-private, dove all’interno troviamo compagini di persone indicate dai partiti politici, personaggi della borghesia, professionisti, imprenditori e - soprattutto, quello che inquieta un po’ di più - personaggi anche legati ad ambienti istituzionali, magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine.

Questo, come si può immaginare, poi crea un problema nella fase del controllo: chi controlla? E come avviene il momento successivo di assunzione dei lavoratori nei vari progetti che vengono fatti là dove c’è il finanziamento pubblico?

Perché spesso chi gestisce - poniamo, a monte - il finanziamento ha un peso decisivo anche nell’indicare le persone da assumere. E quindi lei può immaginare anche come può andare in crisi il momento elettorale… questo può creare, come ho scritto in alcuni provvedimenti, un blocco sociale… un controllo di quella che dovrebbe essere la parte più evoluta della società.

Soprattutto, se ragioniamo di un territorio dove l’iniziativa economica privata è piuttosto debole, dove la criminalità organizzata di tipo tradizionale, la ‘ndrangheta, è molto forte, se il principale punto di riferimento economico è la spesa pubblica, ecco che là incominciamo a vedere…

Ruotolo: … parliamo di centinaia e centinaia di milioni di euro.

De Magistris: Assolutamente sì. Se lei solo pensa che per quanto riguarda i fondi POR 2007-2013, quindi di ciò che dovrà avvenire nel futuro si parla di circa 9 miliardi di euro…





Bellezza terminale

3 10 2007

Dopo aver letto sul blog di Upuaut della Prognosi infausta che, purtroppo, così bene si addice alla bellezza terminale delle indossatrici, voglio aggiungere le parole di Catherine Ringer, cantante dello storico gruppo francese Les Rita Mitsouko.

Gettate nella natura o nel lusso, emanano un’aria di morte: sono grandi bambole, di quelle smembrate, sfondate forse; ma continuano a piacere. Sono troppo magre, da far paura, si dànno arie dure, colme di dolore.
Terribili a vedersi, corpi malati, prigionieri; spalle incavate, pubi enormi. La carne è sparita, oltre l’osso, quasi messo a nudo. Eppure piacciono. Ho richiuso la rivista. l’ho resa alla signora. Sono nauseata: non voglio più vederle. Sono terribili, mi deprimono - che insulto alla loro bellezza - tutte queste bellezze scassate.

Sono tratte dal testo di una loro recentissima canzone - frutto anche della collaborazione di Serj Tankian , cantante dei System of a Down - dal titolo Terminal Beauty / Terminal beauté ( testo in francese / testo in inglese ) .





Da Iwo Jima … ombre

3 10 2007

Tokonoma torna con le Ombre da Iwo Jima , come farebbero “sbirri di frontiera in un paese neutrale” , scrivendo da/de L’altra parte , sulla Riva delle Sirti , dal Deserto dei Tartari .