Ispirato da questo visionario video di Non Rassegnata Stampa mi son messo a compulsare l’enciclica ratzingheriana e un vasto corollario di commentatori viventi e postumi (da Giuliano Ferrara a Nietzsche…. come dire dall’ossessione di Luttazzi al risotto)
Preferendo il risotto, condito con funghi prussiani, ne ho cucinato un pezzo in italiano; magari ce ne mangiamo un po’ assieme.
La speranza
Pandora portava il vaso contenente i mali. Lo aprì.
Era il dono degli dèi agli uomini, dono dall’aspetto bello e seducente, noto anche come “il vaso della felicità”. Così ne fuggirono via tutti i mali - esseri viventi e provvisti d’ali - da lì in poi vagano per il mondo arrecando danni agli uomini. Un solo male non era schizzato fuori dal vaso e vi rimase, giacché Pandora - secondo il volere di Zeus - aveva richiuso il coperchio. Dunque l’uomo ha per sempre, in casa, il vaso della felicità, credendolo un tesoro da cui si aspetta meraviglie. Il vaso è a sua disposizione e quando non ne può più fare a meno ci si aggrappa, ignorandone il contenuto originale, nella convinzione che il male restante - la speranza - sia la quintessenza della felicità. Zeus, infatti, voleva che l’uomo - pur tormentato dagli altri mali - non gettasse via la propria vita, ma continuasse, una volta di più, a farsi tormentare.
Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano, I, II, 71, tradotto da daiwojima (qui l’originale)
Qui Nietzsche riflette la sua influenza - parziale ed apocrifa- spinoziana.
Baruch non stimava la speranza poiché non dari spem sine metu neque metum sine spe
La speranza é sorella del timore ed in quanto tale è una passione che non accresce la gioia, ma sibbene la diminuisce; come dire “chi visse sperando…”
(fantastico lavoro: mai letto un N. così fluido)
Mi dài l’abbrivio per fare un altro post. Grazie