I primi vagiti della III Repubblica

18 04 2008

Va ridimensionandosi la cordata “Io amo l’Italia, io volo Alitalia“ e riprende corpo l’opzione Air France - salvo un improbabile intervento post-sovietico del migliore amico di Berlusconi - dopo l’incontro di ieri sera fra il sottosegretario all’Economia, Massimo Tononi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio uscente Enrico Letta (PD), suo zio Gianni Letta (PDL), vice-presidente in pectore del terzo governo Berlusconi e l’amico e consigliere del Cavaliere, Bruno Ermolli hanno elaborato” un decreto bipartisan per allungare la vita a Alitalia forse attraverso una linea di credito, probabilmente, da 100 milioni, a tassi di mercato che il Tesoro attiverebbe a favore della compagnia, a brevissimo termine. Sotto la lente dell’Ue. Il governo Prodi lo emanerebbe la prossima settimana. Il governo Berlusconi lo dovrebbe convertire entro i successivi 60 giorni 1.”
La soluzione che va prospettandosi sarebbe penalizzante per Air France , si tratterebbe infatti “di mettere a disposizione i diritti di traffico che prima erano operati su Malpensa e che l’Enac (organismo che regola l’aviazione civile) ha trasferito a Fiumicino. Per i francesi significa concedere a un avversario, tipo Lufthansa, di farle concorrenza in Italia2. Tutto ciò sarebbe particolarmente avversato alla Lega Nord e si aggiungerebbe alle prime ostilite originate da contrasti sulla composizione della lista dei ministri.

Da tutto ciò deduciamo che l’inizio della cosiddetta Terza Repubblica post-socialcomunista pare essere all’insegna di una sorta di consociativismo popolar-liberal-democratico in cui il pugno di ferro di chi un paio di legislature fa non voleva far prigionieri si è coperto del guanto di velluto di un appeasement beneaugurante per i nuovi poteri forti (lì sì vedremo quanto la notte dei lunghi coltelli sia alle porte, ma è una storia troppo complessa per essere trattata in un post).

Veltroni ha fatto fuori in un colpo solo Prodi e Bertinotti: pochi giorni fa chi scrive paventava (per il PD, non per sé, ovviamente) una possibile carenza di leadership dell’ex sindaco di Roma. Ci si deve correggere: Veltroni sta lavorando in sinergia con Berlusconi il quale - dopo esser riuscito a emarginare finiani e casinisti (questi ultimi potranno poi tornare utili in un secondo tempo) - deve in qualche modo fare i conti con la spina nel fianco del neo-operaio o meglio del produttorismo leghista (ormai ufficialmente ritornata alle vecchie origini leninian-soreliane dei suoi capi).

La lega è troppo importante al Nord (anzi è fondamentale, senza di essa non si vince) e alcuni esponenti del Carroccio hanno già fatto sapere (come ad esempio il campione di tolleranza, deputato della lega, Matteo Salvini su La7) che non è detto che la Lega è destinata a stare in eterno con il Centro Destra. Non troppo distante da casa nostra, in Catalogna, abbiamo esempi di partiti autonomisti monarchici di centro destra (CiU) e di partiti separatisti, repubblicani di sinistra non marxista ma alquanto radicali nei loro intenti (ERC). D’Alema - che per ora se ne sta bello tranquillo - aveva già fiutato tutto ciò più di dieci anni orsono. Era stato l’unico a tentare un dialogo con la Lega, poi il prodismo e i ribaltoni lo misero paradossalmente fuori gioco proprio quando diventava Presidente del Consiglio ( di cui giustamente, sempre dal suo punto di vista che D’Alema condivide, Berlusconi lamenta la debolezza di primus inter pares, perfetta per il vecchio regime democristiano, ma deleteria già per Craxi e per tutti i suoi successori).

Facendo finta di non abitare in Italia, ora non ce che da aspettare ben vederne delle belle. Chi si aspettava una sorta di “fine della storia”, dopo la travolgente vittoria del Centro Destra dovra ricredersi ben presto, temo. La governabilità del paese sarà parzialmente tutelata da un neo-consociativismo popolar-liberal-democratico, ma l’ncognita è rappresentata dalla Lega i cui voti sono necessari tanto alla Camera quanto al Senato. Se si accontenterà del federalismo fiscale e di un inasprimento delle norme contro gli immigrati e per l’instaurazione di una stato di polizia più regionale che nazionale (vedi i famigerati poliziotti catalani, i mossos d’esquadra), cose che il Veltrusconi potrebbe anche concedergli senza troppa fatica; d’altra parte la moltiplicazioni dei posti di potere nel centro democratico, nel sud popolar-liberale e nella Sicilia lombardiana starebbero bene a tutti, così come ai principotti bolognesi e fiorentini o ai catapani pugliesi e calabresi la possibilità di poter esercitare tutto il loro micro-potere tramite sceriffi dalle mani prurigginose.

Il Presidente Emerito della Repubblica, Francesco Cossiga - in una di quelle  divine affabulazioni, in questo caso un’intervista di Francesco Briglia per Vanity Fair, che - talvolta ci azzeccano - sostiene che Berlusconi non durerà molto, stante l’avversione dei poteri forti (lì, ripeto, tintennerano le sciabole). Cossiga compatisce con ottime parole Veltroni e da buon liberal-conservatore è preoccupato per il successo dipietrino, tanto quanto noi (a dire il vero, noi chi ?) libertar-conservatori (sic) temiamo l’avanzata leghista. Avrà ragione il Grande Picconatore della Prima  Repubblica. Vedremo.

Note:

1: Alitalia, via all’intesa bipartisan “Corriere della Sera”, 18 Aprile 2008

2: Ibidem


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